martedì 29 maggio 2012

Castan sarà della Roma

L’edizione odierna del Corriere dello Sport riporta che la Roma ha ormai messo le mani su Castàn difensore del Corinthians, per il quale si aspetta solamente il passaporto comunitario.
Mentre sul fronte Rolando il poblema è la differenza tra offerta della Roma (12 milioni) e richiesta del Porto (15 milioni) ma non è escluso ce le parti possano incontrarsi a metà strada.


Zeman chiede due regali: Verratti e Ogbonna

La fumata bianca ieri non è arrivata, ma Zdenek Zeman è sempre di più l'allenatore della Roma.

Ieri mattina il boemo si è incontrato con Franco Baldini trovando un'intesa di massima, poi in serata (prima della cena sociale) si è recato negli uffici del presidente Sebastiani per comunicare la sua scelta (...). «È vero, ho incontrato Franco Baldini e abbiamo parlato di tante cose — ha detto Zeman — Nei prossimi giorni ci risentiremo. Quando? Dipende dalla Roma».

LA GIORNATA - Baldini e Zeman si sono visti a metà strada, tra Roma e Pescara. Lì hanno parlato del futuro e anche di mercato, puntando il mirino sui due azzurri Ogbonna e Verratti (che per il boemo potrebbe anche dire di no al fascino della Juve, con cui c'era già un discorso ben avviato). Nel frattempo, nella Capitale si andava diffondendo la notizia della presenza di André Villas Boas in un albergo dell'Eur. Ma il portoghese a Roma non ci è mai arrivato, domenica era a Montecarlo per il GP di F1 e da lì è tornato a casa. Nello stesso albergo, però, sono poi spuntati Sabatini e il consigliere Baldissoni, il che ha infittito il giallo. Ma i due erano lì per un pranzo con Piero Chiodi, agente di Stoian e Lobont (sul centrocampista ci sono molte squadre, il portiere dovrebbe rimanere, piace a Zeman).

(...) Zeman (che porterà con sé Cangelosi e Ferola) ha staccato Villas Boas, l'altra opzione dopo che strada facendo avevano perso punti Montella e Bielsa (la Roma ieri lo ha ringraziato per la disponibilità). Il boemo in serata è andato da Sebastiani, per chiudere con il Pescara (al suo posto si punterà su Delio Rossi, ma c'è anche il sogno Gasperini, l'opzione Bergodi e il possibile ritorno di Di Francesco). «Rivedere Zeman alla Roma mi intriga — ha detto Spalletti — Speriamo che in questi anni abbia sistemato la fase difensiva».

PERCENTUALI RILEVANTI «L'allenatore lo annunceremo tra 3-4 giorni», ha detto ieri Walter Sabatini. Ma potrebbe succedere prima, magari anche oggi. «Zeman? Ci sono percentuali rilevanti che sia lui, dobbiamo mettere a posto ancora dei tasselli». Il tecnico boemo («Sono felicissimo del suo ritorno a Roma, per me è stato come un padre», sono le parole di Cafu) dovrebbe firmare per un anno come sua consuetudine, ma potrebbe anche fare un'eccezione, su richiesta della Roma. C'è da limare l'ingaggio: ballano 300 mila euro, il boemo ha chiesto un milione e 100. «Zeman non sarebbe una scelta di ripiego — chiarisce Sabatini — ma al di sopra di ogni altra ipotesi. E arriverebbe a prescindere dagli umori della piazza, perché vorrebbe dire dare un segno di continuità al calcio di Luis Enrique, visto che hanno un'idea comune di gioco. Più accorto in difesa? Dipende dai giocatori che aveva, non è cambiato nella testa e nella filosofia». Come non è cambiato Vincenzino Montella, su cui Sabatini ha aggiunto: «È un ottimo allenatore e continuerà a farlo. Se servirà, chiarirò il mancato accordo. Ma solo dopo l'allenatore della Roma». Manca poco, come ha detto ieri ai vicini Chiara, la moglie di Zeman: «Si torna a casa». Roma non vede l'ora.

Rolando, il Porto rifiuta l'offerta della Roma

Due giocatori del Pescara potrebbero seguire Zeman alla Roma: Marco Verratti, il centrocampista che tutta Italia insegue, e Marco Capuano, difensore classe ‘91 che si è messo evidenza nell’ultimo campionato di serie B. E’ più facile ed economico arrivare a Capuano (che come Verratti) piace al Napoli). Tanto più che Verratti, durante la festa celebrativa di sabato notte, ha annunciato al microfono che per un’altra stagione rimarrà al Pescara. In ogni caso Sabatini si allineerà alle indicazioni dell’allenatore prima di muoversi con il presidente Sebastiani.

GLI ALTRI AFFARI Intanto il procuratore di Doumbia, Jean-Bernard Beytrison, ha aperto alla Roma (e al Napoli). Doumbia, ivoriano del Cska Mosca, è il primo attaccante che Sabatini acquisterebbe. Il problema è costa più di 25 milioni. A queste cifre la Roma non può né vuole arrivare. E’ lo stesso problema che frena Sabatini su Rolando: il Porto non è ancora sceso dalla richiesta iniziale di 15 milioni. I giornali portoghesi ipotizzano che l’ultima offerta, 12 milioni, sia stata rifiutata. Più vicino Castan, difensore del Corinthians: la Roma ce l’ha in pugno. Ma prima di chiudere aspetta il parere di Zeman, oltre che il passaporto comunitario del giocatore.

Zeman-Roma, è questione di ore. Manca la firma

C'è l'accordo e la totale disponibilità del boemo. Ma la Roma prende tempo.


Manca solo la firma per il ritorno di Zdenek Zeman alla Roma.
Il boemo si è incontrato ieri con Franco Baldini, dg giallorosso: un faccia a faccia lontano dalla capitale e da occhi indiscreti per depistare tutto e tutti, mentre il ds Walter Sabatini era a pranzo all’Eur con il consigliere Mauro Baldissoni e l’ad Claudio Fenucci era a Milano impegnato in Lega.
L’assenza di Sabatini all’incontro con Zeman non deve (dovrebbe) sorprendere più di tanto perché anche lo scorso anno la Roma si comportò più o meno in questa maniera: Baldini volò a Barcellona per incontrarsi con Luis Enrique, raggiunse l’accordo e solo successivamente spedì Sabatini in Spagna (...)
Durante la chiacchierata con Baldini, Zeman - che ha confermato l’incontro («Mi sono visto con Baldini, ma dobbiamo rivederci. Quando? Dipende da loro, non da me. Io non do mai ultimatum») - è venuto a conoscenza diretta dei programmi futuri della società giallorossa, accettandoli con convinzione.
Si è parlato anche di stipendio e di durata del contratto: secondo indiscrezioni la Roma vorrebbe legarsi con un biennale, Zeman per un solo anno. Un po’ di cifre: stipendio annuale di 1,5 milioni netti, più bonus legati al piazzamento in Europa League (500 mila) o in Champions (1 milione). Tutto da confermare, però. Complessivamente c’è stata ampia convergenza di opinioni.
Nonostante questo, Zeman, che da ieri si sente legato alla Roma, non può ancora essere considerato ufficialmente l’allenatore della squadra giallorossa. Perché ieri non è stato firmato niente, innanzi tutto. Già, ma perché nulla è stato firmato? La Roma ha preso altro tempo.
Ci sono alcune frasi dettate ai cronisti ieri da Sabatini che inducono a una attenta riflessione: «Le percentuali di Zeman come prossimo allenatore della Roma? Sono rilevanti, ma dobbiamo ancora mettere a posto tutti i tasselli. Stiamo facendo le valutazioni e sceglieremo l’allenatore che ha caratteristiche che coincidono con le esigenze della Roma. Qualora venisse Zeman sarà una scelta a prescindere dagli umori della piazza e, può sembrare paradossale, un segno di continuità perché lavora su un pensiero di calcio comune a quello di Luis Enrique», l(...)
E ancora. «Se l’allenatore ci chiederà un anno di contratto cercheremo di assecondarlo: il progetto è la società non l’allenatore, visto che l’allenatore è transitorio. Comunque è meglio fare contratti quinquennali che annuali. Bielsa? Lo abbiamo contattato. Le risposte sono state quasi tutte entusiastiche, nessun allenatore non vorrebbe venire alla Roma. Villas Boas a Roma? Non mi risulta. Ci sono tecnici con i quali stiamo ancora parlando. Si sta delineando una griglia, ma non posso dirvela», aggiungendo sotto voce di aver avuto contatti anche in conference call, «l’allenatore lo annunceremo tra tre, quattro giorni, e non sarà una scelta di ripiego: la Roma non fa scelte secondarie».
Possibile che l’ostacolo per l’annuncio ufficiale dell’ingaggio di Zeman sia solo la divergenza sulla durata del contratto? Ipotesi poco credibile. Visto quanto accaduto ieri, c’è da attendersi per oggi il proseguimento del faccia a faccia con Baldini. Intanto, forte di quell’incontro, Zeman si è visto ieri sera con Daniele Sebastiani, il presidente del Pescara, mettendolo al corrente di quanto era accaduto con la Roma. Ha anticipato di un giorno, insomma, la comunicazione al club abruzzese visto che lo stesso boemo aveva dichiarato che l’avrebbe fatto soltanto oggi. Zdenek stamane guiderà l’allenamento e poi saluterà. Al suo posto in riva all’Adriatico già danno per scontato l’arrivo di Delio Rossi. Anche se c’è chi fa il nome di Luis Enrique.
laromanews.it

lunedì 28 maggio 2012

SABATINI e BALDISSONI all”Hotel Shangri La Corsetti’ all’Eur: “E’ solo un pranzo”. C’è anche Villas Boas?

ROMANEWS.EU – Sabatini avvistato in un albergo in zona Eur. Sono ore decisive per il destino della panchina della Roma: oggi è il giorno del contatto con Zeman, il candidato numero uno ad assumere la guida tecnica dei giallorossi. Intanto però il direttore sportivo Walter Sabatini è stato avvistato presso l’Hotel Shangri La Corsetti dall’inviato di Romanews.eu. E’ presente anche l’avvocato Mauro Baldissoni, consigliere di amministrazione della Roma che al nostro inviato spiega: “E’ un pranzo“. Secondo l’emittente radiofonica Centro Suono Sport sarebbe presente anche il tecnico portoghese Andrès Villas Boas. Il personale della struttura ricettiva avrebbe fornito informazioni secondo le quali l‘ex allenatore del Chelsea ha effettuato la registrazione di rito al check-in questa mattina.

sabato 26 maggio 2012

Petrucci: "A me piaceva Enrique"

IL ROMANISTA (M. BIANCHINI) - Si è chiusa da poco una stagione senza particolari onori per la Roma e i tifosi giallorossi. Alcuni pensano che sia stato pagato oltre misura il pedaggio richiesto dalla svolta epocale, disegnata dalla nuova proprietà americana, e avrebbero preferito un maggior conservatorismo e risultati immediati. Altri invece hanno scelto di credere nel futuro di un progetto destinato a durare nel tempo. Torti e ragioni si avvicendano a metà del guado, in una piccola cavalcata di interviste esclusive rilasciate al "Romanista", da personaggi dello sport e del giornalismo sportivo. Inaugura la serie il presidente del Coni Gianni Petrucci.
Quale impressione ricava da un primo bilancio del progetto americano della Roma ad un anno dalla sua nascita? «Si parla di un progetto ben strutturato, perché pianificato a lungo termine. Non c’è stata, in questo primo anno, la necessità del risultato a tutti i costi. Si tratta di un cammino sicuramente ambizioso che ha come obiettivo quello di arrivare a costruire qualcosa di importante mediante un’idea precisa . Le idee sono chiare, mi sembra che poco sia affidato al caso».
Lei vede che la nuova Roma abbia portato una novità significativa nel panorama del nostro calcio abituato a presidenti mecenati che spesso accumulano debiti? «Vedo un società che lavora in silenzio, ognuno sa ricoprire con diligenza il proprio ruolo. Una struttura attenta, scrupolosa , che ha come punto di riferimento Baldini, Fenucci e Sabatini , dirigenti preparati e con un bagaglio importante di esperienza alle spalle. La proprietà mi sembra lasci ampio margine d’azione agli uomini che ha scelto, senza invadere il campo».
Meglio il calcio innovativo di Luis Enrique o quello più rassicurante di un allenatore che fa praticare il calcio all’italiana? «A me il calcio di Luis Enrique piaceva e piace. Ha idee originali e coerenti , ha un’idea precisa e la porta avanti con determinazione e professionalità. Era alla sua prima stagione in Italia. In una grande piazza credo possa crescere ancora. L’esperienza in questi casi aiuta sicuramente».
La proprietà americana si propone un salto qualitativo importante. Prima di tutto con l’esportazione del marchio ROMA nel mondo. Ma la piazza romana e italiana in genere è pronta? «Tutto quello che comporta una crescita costituisce un valore aggiunto e non può che essere recepito positivamente dalla piazza. Non vedo alcuna difficoltà , anche perché si tratta di una valorizzazione del marchio, di una strada innovativa al passo con i tempi. Non conosco i dettagli e programmi, credo però che mutuare dall’esperienza dell’evoluto mercato americano qualche strategia possa essere solo un bene».
Nel complesso del Foro Italico, intorno allo Stadio Olimpico la Roma ha dato vita - penso al Village per i tifosi e le famiglie - ad una serie di iniziative che hanno avuto una buona risposta in quanto a gradimento popolare, con la prospettiva di poter incrementare il merchandising, come avviene in altri paesi. Lei che ne pensa? «La Roma ha raggiunto un’intesa triennale con la CONI Servizi per l’utilizzo dell’Olimpico e l’impegno prevede la realizzazione di alcuni interventi di ristrutturazione dello Stadio, volti a migliorare la qualità dei servizi offerti e ad attivare nuove iniziative destinate al pubblico. In questo contesto la società ha avviato una politica virtuosa, seguendo un percorso di grande coinvolgimento popolare. Lo sviluppo del merchandising è un aspetto fondamentale per una realtà che vuole proiettarsi nel calcio di vertice internazionale. Ed è certamente uno degli aspetti più gratificanti, soprattutto guardando l’esempio che viene dall’Inghilterra»

Italia, Borini provato titolare

IL ROMANISTA (P. A. COLETTI) - Borini scala posizioni, in nazionale come nella Roma. Nell’allenamento mattutino di ieri il ct Prandelli lo ha provato in coppia con Mario Balotelli. Una bella iniezione di fiducia per il giovane attaccante giallorosso che ogni giorno che passa ha sempre più possibilità di entrare nella lista dei 23 che partiranno per l’Europeo. Una crescita costante quella di Borini, che come ha dimostrato a Roma, non si ferma mai. Ad inizio anno era arrivato a Roma accompagnato da qualche perplessità e non era di certo il preferito di Luis Enrique. Col sudore, la fatica, l’entusiasmo, la grinta e la determinazione Borini si è guadagnato il posto di titolare, quasi insostituibile. Stesso percorso che il numero 31 giallorosso sta facendo in maglia azzurra. La sua convocazione ha stupito molti, soprattutto colleghi del calibro di Osvaldo, Matri e Pazzini che si sono visti scavalcare da questo giovane tutto corsa e gol. Fin dal primo giorno di ritiro Borini ha messo tutto se stesso e Prandelli ha apprezzato. Due giorni fa è arrivato il gol in amichevole giocando però in coppia con Destro, non certo il titolare dell’attacco azzurro. Ieri un altro passo avanti. L’ex allenatore della Fiorentina lo ha provato accanto a un big: Mario Balotelli. Un segnale? Un’indicazione? Questo non è dato saperlo.
Va detto che alla partitella di fine allenamento di ieri non hanno preso parte Di Natale e Cassano, ma comunque Borini ha scalato posizioni nelle preferenze di Prandelli. Nella conferenza di due giorni fa il ct aveva detto: «Tutti e sei gli attaccanti meritano di essere qui , sono tutti molto interessanti. Mi stanno convincendo, verificherò nei prossimi giorni. Con tutti e sei si possono provare più cose. Se li terremo tutti, sacrificheremo un difensore». Prandelli ha scelto un’Italia offensiva e giovane. Entro il 29 maggio, giorno dell’amichevole di preparazione contro il Lussemburgo a Parma, il ct dovrà scegliere gli uomini a cui affidarsi. Borini, dopo l’ultimo attestato di stima ricevuto ieri, è quasi certo di esserci. Chi è sicuro di partire per Polonia e Ucraina è Daniele De Rossi. Il centrocampista ha iniziato il ritiro con il problema della frattura all’indice della mano destra, che lo ha costretto a saltare qualche allenamento iniziale. Ma ormai già da tre giorni è tornato a pieno ritmo a disposizione di Prandelli. Il ct, che stravede per lui, gli affiderà le chiavi del centrocampo in coppia con Pirlo, e nell’amichevole di due giorni fa lo ha provato da perno centrale. Ieri a Coverciano sono arrivati finalmente i portieri. Buffon, De Sanctis e Sirigu hanno usufruito di qualche giorno di vacanza in più visti gli impegni con i rispettivi club (finale di Coppa Italia e campionato francese).
Il portiere della Juve in un’intervista a Sky ha parlato dello scandalo scommesse: «Per chi conosce il calcio sa cosa succede in certe situazioni. A volte, come si dice, sono meglio due feriti che un morto. Ogni tanto qualche conto è giustificabile». Parole forti, non certo appropriate in un momento come questo. Una risposta l’ha già data Prandelli invitando a Coverciano per questo lunedì Simone Farina e Fabio Pisacane, i giocatori che si sono ribellati a tentativi di corruzione nel calcio. A Coverciano ieri ha parlato anche Sebastian Giovinco. Un altro che insieme a Borini rappresenta la nuova Italia. Quella giovane, determinata e offensiva voluta da Prandelli. «Il ct non ha mai guardato alla questione della mia altezza. E il merito è tutto suo, ha costruito una Nazionale senza troppi giocatori fisici e anche il Barcellona ha vinto senza giocatori fisici» ha spiegato l’attaccante in comproprietà tra Parma e Juventus. Giovinco ha poi rivelato che «il clima che si respira in gruppo è positivo, abbiamo consapevolezza nei nostri mezzi e soprattutto c’è entusiasmo, dunque ci sono tutte le basi per far bene»

Bruno Conti: "Roma, la mia vita"

IL ROMANISTA (F. CASSINI) - Dal primo amore – il baseball – al Mondiale spagnolo passando per lo scudetto, Totti che «è come un fratello» e De Rossi che «è come un figlio». È un Bruno Conti a tutto tondo quello che si è raccontato in una lunga intervista in cui ha ripercorso le tappe della sua vita straordinaria, a cominciare da quando ai campi di calcio preferiva il diamante: «Mi appassionava da morire. Avevo uno zio che era custode dello Stadio Comunale di Nettuno. Con la scusa di andare a trovare mio cugino ero sempre in campo, giocando a baseball o come raccattapalle della squadra locale. Quando giocavo nell’Anzio, sono stato scartato da Bologna e Sanbenedettese. Mi dicevano che ero bravo tecnicamente ma fisicamente non potevo giocare a calcio. Sono stato rifiutato anche dalla Roma di Helenio Herrera, ma dentro di me non m’importava. Tanto giocavo a baseball. Fino a quando, in un torneo dei bar, mi vide giocare Tonino Trebiciani, all’epoca secondo allenatore della Roma, ho fatto provino nel ’73 e mi hanno preso».
Calcio che per Conti era innanzitutto un divertimento: «Non dimenticherò mai quando Liedholm mi portava, da Primavera, agli allenamenti al campo Tre Fontane e prima di un’esercitazione sui fondamentali mi chiamava per far vedere a gente della prima squadra, come De Sisti e Cordova, come si svolgesse. Era un divertimento, mi riusciva naturale, avevo sempre questa voglia di migliorarmi. Lui mi ha insegnato stop di tacco, di stinco, di coscia, d’interno, d’esterno, come facevi a non divertirti?». Calcio che gli ha dato amici veri e avversari da rispettare: «Carlo Ancelotti e Roberto Pruzzo sono amici veri. Con Carlo dividevamo la camera, eravamo in Nazionale, le famiglie si frequentavano. Con Roby abbiamo condiviso, prima di trovarci alla Roma, l’anno al Genoa e il militare, vivevamo assieme. Ma il compagno più forte che ho avuto è stato Prohaska, serietà e professionalità incredibili. L’avversario? Quel cagnaccio di Claudio Gentile!».
Una carriera di successi l’ha portato a diventare una bandiera della Roma, e anche errori che rifarebbe: «Il rigore con il Liverpool e il non andare al Napoli: quando ci abbracciavamo da capitani, Maradona mi diceva sempre di raggiungerlo, ma se sei innamorato di questa maglia e di questa gente, si fanno scelte diverse». E poi ci sarebbe il Mondiale di Spagna: «Abbiamo capito che l’avremmo vinto dopo aver passato il turno con l’Argentina e il Brasile. Ricorderò sempre, finito il primo tempo della finale, la reazione di Bearzot con Cabrini, ma non perché aveva sbagliato il rigore, bensì perché era a pezzi. L’ha insultato, l’ha fatto saltare in aria per spronarlo».
Dai ricordi alla Roma di ieri, quella che contribuisce a costruire da anni con il lavoro nel settore giovanile. «Un giocatore che mi somiglia? Totti, per il legame con la città e la società. Lui anzi ha fatto molto più di me per i record e gli infortuni che ha subito. De Rossi invece deve dimostrare di arrivare ai livelli di Francesco, perché poi sono i numeri quelli che contano. Ma dopo Di Bartolomei, me Giannini e Totti mi aspetto sicuramente Daniele».